Quando il bambino indaco chiama …

E mentre Ciccio (d’ora in poi e per comodità così sarà chiamato il mio compagno) guarda un film d’azione in solitaria (ché io li detesto i film d’azione) vi aggiorno sullo stato della mia vita. Sono giorni di “negotia”, ahimè. Sono oberata dagli impegni di lavoro. Il tempo libero si è drasticamente ridotto e l'”otium” è tutto da venire e immaginare. Ieri mi è finalmente arrivato “Il bambino indaco”, che tanto aspettavo. Ne ho divorato i primi capitoli e non vedo l’ora di riprenderne la lettura. Sembra davvero il bel libro che nella mente io “mi fingevo”.

Info meteo: giornata soleggiata, ma ancora ventosa.

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C’è tempo

 

Qualche anno fa, quando io ero una blogger di tutto rispetto, una che non perdeva un solo giorno senza aggiornare il blog del “tempo che fu”, (blog dove venivano narrate quasi in tempo reale le mie disavventure emotive di allora, il dolore, l’abbandono e il vuoto) una commentatrice mi scrisse: “Io non posso tenere un blog, non sono disperata”.

A posteriori direi che aveva ragione, non c ‘è niente che faccia scrivere di più e meglio della “mancanza”. Se quindi non scrivo, vuol dire che va tutto bene (a parte il ventaccio degli ultimi giorni e la stanchezza che mi prende sempre a primavera).

C’è tempo … per scrivere.

Info meteo: fischia il vento e infuria la bufera sotto un sole che scalda poco.

Tempo di mari e … paludi

E dopo qualche giorno rieccomi qui. Come sto? Bene. Abbiamo archiviato la nutella e la vita sedentaria e abbiamo ricominciato i nostri giri tra mari e paludi (parlo al plurale non perchè affetta da sindrome di mago otelma ma perchè parlo per due, ossia per me e il mio compagno che è finalmente rientrato alla base). Di nuovo tra mari e paludi a fare birdwatching e qualche occasionale fotografia.

La foto di cui sopra è stata scattata al mare domenica mattina, giornata tipicamente primaverile come attestano i colori, mentre ieri andando per paludi ho voluto fermare questa immagine:

Il temporale era vicino e i colori erano autunnali ma c’era una gran pace fuori e dentro di me. Detto questo, passo e chiudo non prima di lasciarvi i consueti aggiornamenti meteo.

Info meteo: misto di sole e nuvole. 😉

Casalinghitudine

E finalmente ce l’abbiamo fatta. Alle ore 14 del 2 di marzo le grandi manovre sono iniziate. Le piante sono state tutte dissetate, si è fatto un po’ d’ordine, fogli e fogliettini vari sono spariti dalla credenza dove giacevano da qualche giorno (compreso l’incipit del racconto iniziato tempo fa che ad una attenta valutazione è risultato essere un’autentica schifezza), i piatti son lavati, il letto disfatto aspetta lenzuola pulite, il cortile è spazzato e l’aspirapolvere è lì in attesa di un click. Sarà poco ma è pur sempre un inizio.

Che cosa mi ha fatto uscire dall’apatia e abbracciare anche in modo allegro spazzole e battipanni? Domani torna a casa il mio compagno ed è giusto che la casa assomigli quanto più è possibile ad una vera casa.

Info meteo: tempo di casalinghitudine in Via dei Matti numero zero

Non ho l’età

Scenario: casa insolitamente affollata di figli accorsi al capezzale della genitrice con bronchite.

Sorella: (con aria leggermente preoccupata si avvicina e sfiorandomi la pancia) “Ma sei incinta?”.

Io: “Sì, di nutella”

Costruire

Info meteo tempo di nutella 😉

A lume spento

“Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima.”
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(Fernando Pessoa)
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Info meteo: tempo di citazioni

Spleen

 

Mi sento male fisicamente. Credo di avere dimenticato di prendere i farmaci ieri sera. Il mio umore non può essere rappresentato meglio di quanto possa fare questa musica.

La puntata sulla “farmacia” che doveva essere una puntata leggera è rimandata a data da destinarsi.

Info meteo: dopo una breve tregua l’inverno è tornato.

Tra otium e negotium: l’ambulatorio

Tra i due, io sto di sicuro dalla parte dell’otium, un po’ per indole e un po’ per uno stile di vita consolidato nel tempo. Sono altresì abitudinaria e custode attenta dei miei piccoli riti quotidiani, a cui malvolentieri rinuncio. Per fare un esempio: il mercoledì sera è dedicato alla Sciarelli e non sia mai che qualcuno o qualcosa venga a frapporsi tra me e “Chi l’ha visto”, di cui a buon diritto posso considerarmi l’archivio vivente dalla prima edizione in poi (conduzione Raffai/Guzzanti, la più “inquietante” in assoluto). Se poi riesco anche a rispettare il connubio “Chi l’ha visto & pizza”, il mercoledì sera mi “soddisfa” ancora di più.

Ciò premesso, veniamo al dunque. Essendo uno di quegli sfortunatissimi esseri col posto fisso, una parte della mia giornata è necessariamente dedicata al lavoro (negotium su cui non mi affanno, ma al quale concedo, tuttavia, una buona parte delle mie energie). Il resto del tempo è riservato all’otium, letture, musica, cinema, da qualche tempo a questa parte il mondo dei blog e qualche scribacchiata qua e là e una minima parte alla casalinghitudine (con poco affanno e molta calma). Il mio compagno (quando c’è) mi aiuta molto nel disbrigo di quelle cose noiosissime quali la spesa, le bollette, la cucina ecc. ecc. e riesce anche a strapparmi agli interni, alla domus. Mi s-tana, praticamente. Ora, da qualche tempo lui non c’è (per fortuna sta per tornare), cosa che mi ha costretto specie negli ultimi giorni a rinunciare a un po’ di otium a favore del negotium. Ed eccoci al dunque.

Stamattina sono dovuta andare in primis dal medico. Già, perchè i farmaci non me li posso autoprescrivere ed è un dato di fatto che prima o poi finiscono e eravamo molto vicini al poi. Ho aspettato pazientemente il mio turno per un’oretta almeno, scrutando, tra gli astanti, ora l’uno ora l’altro, tante fisionomie note ma nessun conoscente. Un signore sui 75 a un certo punto ha detto in dialetto quello che in italiano suonerebbe così: “Che silenzio!!! Mi sembra di essere a un funerale. Eppure non è morto nessuno, diciamo almeno un padrenostro, se non un rosario, per spezzare tutto questo silenzio!”. In paese la morte di chiunque diviene di dominio pubblico nel giro di una mezzoretta, effettivamente. L’unica replica a questa osservazione è stato un silente sorriso da parte di qualcuno, tra cui io che ho cominciato a immaginare il signore delle pompe funebri a mani conserte e sguardo crucciato per questi tempi di magra.

Nel frattempo un signore di circa 150 chili ha cominciato a rantolare sulla panca dove sedeva, le braccia posate su due stampelle. Quando si è approssimato il momento in cui sarebbe dovuto entrare in ambulatorio, si è alzato faticosamente sulle stampelle e ha cominciato a camminare in lungo e in largo per la sala d’aspetto, rantolando sempre più affannosamente. Ed io “stai a vedere che tra un po’ mi tocca andare a prendergli l’ossigeno a questo qui. Se continua ad agitarsi così questo ci rimane oggi, proprio qui in ambulatorio”. Così pensavo quando improvvisamente è arrivato il suo turno. Il picchettio delle stampelle sul pavimento del corridoio che dalla sala d’aspetto porta all’ambulatorio, ce l’ha fatto accompagnare fino al cospetto del medico, dove si è sentito una sorta di boato, la sua voce come di trombone: “Dottore, mi servono le medicine per mia moglie”. E il dottore “E tu, tutto bene?” e lui “Eh no, dottore. Ho un dolore qui sulla spalla che mi sta dando il tormento da qualche giorno” e subito appresso il medico ad alta voce “E’ l’artrosi, non ti preoccupare. Ti prescrivo il Voltaren!” e l’omone: “Sì, sì per mia moglie più che altro che quando la prende la cervicale …”.

Intanto io tra me e me. “Mi sa che mi conviene chiudere la porta quando ci arrivo io nell’ambulatorio!”. E dopo un po’ è toccato a me. Gli ho chiesto le ricette per i farmaci, per me ed il compagno, e ne ho approfittato per farmi prescrivere anche una visita specialistica dal ginecologo. In men che non si dica, ero fuori e gettando un’occhiata alla ricetta mi sono accorta che mai e poi mai mi avrebbero fatto una visita, giacchè la visita l’ha prescritta, invece che a me, al mio compagno. Mi sono riprecipitata all’interno e dopo una grassa risata col mio dottore, sono uscita con una ricetta valida.

Da qui, mi sono diretta a casa della mia genitrice che, nonostante il vaccino, ha beccato l’influenza. Dopo una decina di minuti, il tempo di sincerarmi delle sue condizioni, mostrarle come si ricarica la borsa dell’acqua calda elettrica ed essermi raccomandata che stia attenta a non prendere freddo, mi sono diretta in farmacia. E qui mi fermo, ché la farmacia è il passaggio cruciale in questa storia e merita una puntata tutta sua. Fine prima puntata.

A me mi piace vivere alla grande

Info meteo: sta tornando il freddo.

Le tre età della donna

Ho sempre pensato di amare questo quadro perchè mi rappresenta come rappresenta bene ogni donna, credo. Tre in una in ciascun momento della nostra vita. Trinità di donna. Il resto non può essere che dettaglio.

Non avrei mai pensato, tuttavia, che l’avrei usato a pre-testo per cavarmi da un impaccio da blog. 🙂

Piesse: Caro Coso, sarò molto attenta d’ora in poi a circostanziare i miei “alibi” vista la tua palese capacità investigativa.

Info meteo: tempo di sorrisi.

Alibi

Lacerto di conversazione amicale di ieri.

Su una tazza di caffè, tra un anello ed un altro di fumo:

Amica: “… che poi, è come per il fumo no?, è una questione di valenze, anzi no, è proprio una questione affettiva. Per me fumare è restare con mio padre, ti ricordi quanto fumava? E’ tenerlo ancora vivo con un gesto …”

Io (con sguardo e sorriso ironico, o quasi prossimo al sarcasmo) “Come te la condisci!!!” (che nel mio lessico amicale significa“Come sei brava a crearti alibi!”).

 Mia riflessione di oggi: anch’io so costruirmeli per bene i miei alibi. I miei “altrove”. Forse la storia dei “bambini di sostituzione” è il mio altrove più riuscito. Forse.

Alibi

Il link fa parte integrante di questo post e del precedente.

Info meteo: non ci sono i venti gradi di questa mattina.